Category: Cultura generale

Poesie di Bruno Silvestrini

Poesie di Bruno Silvestrini

Breve cenno biografico

Bruno Silvestrini – nato a Civitanova Marche nel 1944. Vive a Porto Potenza Picena (prov. di Macerata) fino all’età di ventisette anni. Le sue grandi passioni: il mare e la lettura. Per motivi di lavoro nel 1972 si è trasferito a Verona  dove vive.  Pur integratosi nella città di accoglienza, è rimasto profondamente legato alle proprie origini.
Ha avuto modo di dare completezza alla sua principale passione, la lettura, partecipando alla fondazione di una biblioteca nell’ambito ferroviario dove lavorava. Negli anni, insieme a diversi collaboratori ha fatto si che questa realtà divenisse un importante punto di riferimento culturale per i suoi frequentatori. La biblioteca informatizzata consta oggi di circa 8.000 volumi.  (Silvano Sona)

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 Giorno che nasce

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Vorrei veder con te
il sorgere del sole
e mentre il giorno nasce
stringerti sul mio cuore.

Porto Potenza, Agosto 1997

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 L’Opera e l’Artista

Succede ogni mattina
quando spunta il sole,
la terra che s’illumina
e riprende colore,

colori sempre nuovi,
tavolozza è la natura,
cambia con le stagioni
e ognuna è una pittura.

L'”Artista” non si vede
e non può esser copiato,
è “Quello” che dipinge
ogni giorno il creato.

Verona, Gennaio 1999

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  Lacrime

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Rugiada di un animo ferito,
gocce di dolore che sgorgano
da fonti appannate,
scendono rio tortuoso

a bagnare prati segnati
dai solchi del tempo
per recare sollievo
ad un’antica arsura.

Verona, Maggio 1998

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           Il Tempo

Il declinar del tempo
non deve affrettar la vita,
ogni giorno, ogni attimo,
l’essenza sia carpita.

Non con l’avidità
di averla posseduta
ma la serenità
di averla ben vissuta.

Dicembre 1999

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        Il primo bacio

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Me lo ricordo bene il primo bacio,
il primo e bello che ci siamo dati;
quel giorno lungo il mare, non per caso,
da soli a passeggiar da innamorati.

Ricordo e ricordando vedo
i begli occhi tuoi fissi sui miei,
il cuore battea forte e facea l’eco
e con il tuo senza parlar parlava.

Vicini eravamo, viso a viso,
quando le labbra si sono sfiorate,
sembrava di toccare il paradiso,
poi sempre più forte s’è attaccate.

Ad occhi chiusi io vedeo le stelle,
con l’animo leggero  ho volato,
emozione per me tra le più belle,
quel bacio non l’ho più dimenticato.

Verona, Dicembre 1997

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                   L’Alba

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Il mattino presto vado lungo il mare
per vedere il sorgere del sole,
l’orizzonte cala e un altro giorno appare;
s’accende, fa chiaro e inizia anche a scaldare.

E’ sempre uno spettacolo fatto per guardare
non costa niente e ogni giorno stupisce;
guardo il mare, le barche ed i gabbiani
mentre il fluir dell’onde il tempo scandisce.

Che pace di santi, che serenità!
Quella che ci vuole per poter pensare;
pensare alla vita, agli affetti più cari,
momenti preziosi sempre più rari.

Porto Potenza, Agosto 1997

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         Attrazione

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Vorrei entrare nel tuo mondo
vicino e lontanissimo
come in un girotondo
mio bel sole amatissimo,

attratto, io piccolo pianeta
dalla tua gravità;
mia splendida cometa
guidami nell’immensità.

Verona, Settembre 1998

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Morte di un poeta 

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(morte di F. De Andrè)

Quando muore un poeta
il mondo impoverisce,
il cuore si fa pietra,
l’animo s’indurisce.

Muore la fantasia
che colora l’esistenza;
nella vita di poesia
non se ne può far senza.

Gennaio 1999

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        Festa della mamma

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Tu sai come la penso a proposito
di feste e dei regali;
pur se ti voglio un bene immenso
non mi lascio trasportare dai giornali.

L’amore non vuole la pubblicità,
il più discreto è dei sentimenti
e sa che gli fai la carità
se ti ricordi solo in quei momenti.

L’affetto non dev’esser suggerito
nei confronti dell’essere amato;
il mondo sarebbe già finito
seguendo l’interesse del mercato.

Quel che sento è troppo bello
per farlo diventare mercanzia,
non voglio fare il pappagallo
correndo dietro a questa frenesia.

Si dice sempre basta il pensiero
ma è una grande ipocrisia,
lo si dice pur se non è vero;
si vuole un bel regalo, e così sia.

Scambiarsi regali è si importante,
è bello  avere dei ricordi,
acquista senso ogni presente
i palpiti del cuore non sian sordi.

Ogni pensiero sia un bel testimonio
per ricordare un intimo momento,
non serve spender su un patrimonio
se  esprimer deve un sentimento.

Verona, Maggio 1995

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                Nostalgia

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Quando penso a una spiaggetta,
con il mare che si apre lì davanti,
senza scogli che ti copron l’orizzonte;
perché il cuore mio sente una stretta?

Quando penso a una chiesetta
piccola, modesta, fatta a posta per pregare,
con la torre lì che svetta e il mare sta a guardare;
perché il cuore mio sente una stretta?

Quando penso a un paesetto
stretto tra l’abbraccio del mare e la collina,
che si còccola tra le onde e la campagna;
perché il cuore mio sente una stretta?

L’ho chiesto al cuore perché sente quei sussulti;
con il battito leggero m’ha risposto: stai tranquillo,
non ti devi preoccupare, tu sei proprio fortunato
che non puoi dimenticare il paese dove sei nato.

Malattia sarebbe non provar quel sentimento,
soffriresti meno si, ma niente ti farà contento.
La tua non è una malattia,
ma una bella e sana nostalgia.

Porto Potenza, Agosto 1996

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                A Gloria

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È bello tornare la sera
e rivederti, bocciolo di primavera;
accarezzare i tuoi biondi capelli
e specchiarmi nei tuoi occhi belli;

dentro riflesso io vedo un mondo
più vero, più grande e profondo;
è un limpido, azzurro, e placido mare
dove il mio cuore vorrebbe annegare.

Come le ali di bianchi gabbiani
fai volteggiare le piccole mani,
e mentre inseguo quel volo giocondo
nell’aria leggera anch’io stò volando.

Se questo è un sogno, tu fammi sognare,
insieme a te è bello volare.
Mio splendido, piccolo amore,
ch’io ti veda domani già diventato fiore.

Verona, Ottobre 1997

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          Il mio Paese

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Il paese dove son nato
su una costa sta sdraiato,
dalla parte dove il sole
sorge e scalda lo stivale.

Tra le rive sue salate
e dolci colline arate,
si stende questo paese
parte del maceratese.

Non ci sono monumenti
di storici avvenimenti,
questo è un posto tranquillo,
non bisogna conquistarlo

anzi, è lui che ti conquista
se stai bene con la vista.
Non c’è nulla di speciale,
qui di bello è il normale.

Se uno guarda un sentimento
deve avere l’occhio attento.
Non se ne può far senza
per guardar Porto Potenza.

Verona, Febbraio 1999

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       A Giacinta

Ci sono giorni nella vita
che si posson dir speciali,
si contan sulle dita
gli altri son tutti uguali.

Uno di questi è stato
quando è nato un fiore
il mondo ha profumato
e gli ha dato più colore.

Verona, Ottobre 1998

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       Un dolore

Una cosa che consuma
e fa tanto soffrire;
lacrime sugli occhi
non ti fanno dormire.

Non ci puoi fare niente
cerchi di non pensarci,
ma è più forte di te
sugli occhi altre gocce.

Non ti da proprio scampo,
chi ti potrà mai aiutare?
Sarà forse solo il tempo
che il dolore farà lenire.

Porto Potenza, Agosto 1998

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      Malinconia

Ti prende alcune volte
non sai neanche perché,
ma senti qualche cosa
agitarsi dentro te;

avverti una stranezza,
un gran mescolamento;
non è una malattia
ma un forte sentimento.

Verona, Settembre 1998

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          Vivere

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In questo strano mondo
dove tutto è frenesia,
niente si vive a fondo
ma tutto a scappar via.

Si cerca in tutti i modi
di spostar l’eterno sonno,
senza sciogliere quei nodi
per viver con più senno.

Come in ogni pietanza
non conta la quantità,
così nell’esistenza
importa la qualità.

Verona, Febbraio 1999

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            Giugno

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I campi di grano son gialli,
le spighe sono a maturazione,
il sole abbronza le pelli;
è arrivata la bella stagione.

La natura è tutto un’ splendore
il giorno ora dura di più,
tutto riprende vigore
ma tu hai un anno di più.

Questa è una cosa normale,
è il ciclo che fa maturare,
rende una persona speciale
sperando non la faccia marcire.

Dopo tanti compleanni
ormai non sò più cosa dirti,
solo che dopo tant’ anni
rischi di rimbambirti.

Verona, Giugno 2000

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  Le bugie del tempo

Nei momenti di allegria
il tempo ci vola via,
se abbiamo un dispiacere
proprio non vuol passare.

Ma è solo l’impressione
data dalla situazione,
girare fa al contrario
ogni nostro desiderio.

Forse meglio non badarci
se nulla possiamo farci;
non facciamo che le pene
ci riducano in catene.

Se non si può far altro,
mantenerci belli dentro
che è  quella bellezza
della vera giovinezza.

Guardo te con gran stupore
dentro e fuori sei un’amore.
Oggi  compi cinquant’anni,
per me hai sempre vent’anni.

Verona, 25 Giugno 2000

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          Risveglio

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A occhi chiusi me ne stavo assorto
con i pensieri volti alla memoria;
come una barca in cerca del suo porto
ripercorrevo tutta la mia storia.

Il passato scorre nella mente
e gli affetti  non sono sordi.
Fiume impetuoso e la sua corrente
trascina via i mille e più ricordi.

Sulla sponda resto li a guardare
passare tutto il mio vissuto,
cercare il senso di questo vagare
dalle piccole cose all’assoluto.

La ragione non trova risposta
ai grandi e ai piccoli quesiti,
ricerca vana e senza sosta,
dagli antichi dèi ai nuovi miti.

Ritorno alla realtà del mio presente
con tutti i dubbi e tutte le incertezze,
un ridestarmi brusco e prepotente
alla vita vera piena di amarezze.

Verona, 16 giugno 2004

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   Quando ti lascio

Quando giunge l’ora di lasciarsi
l’animo mio comincia a lamentarsi
e non trovo le parole per placarlo,
l’attesa del ritorno può consolarlo.

Gli ricordo i giorni a noi più cari,
tacendogli di quelli tristi e amari.
Nell’aria s’alza una leggera brezza
che sfiora il viso come una carezza.

Orme sulla sabbia di due innamorati
sono vicine, proseguono abbracciati.
Mi assale una forte malinconia,
è la tristezza di dover andar via.

Non solo te adesso devo lasciare,
anche dai ricordi mi dovrò staccare.
Mentre osservo l’andar delle onde
il mio triste cuore ora si confonde.

Verona, dicembre 2009

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          Un sogno

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Immerso nella profondità del sonno
un’eterea visione m’appare in sogno:
una splendida signora affascinante
rapisce l’indifeso io dormiente.

I tratti dolci e lo sguardo ferino,
il corpo snello e l’incedere felino,
nel suo bel paradiso mi conduce
in un’intimità sempre più audace.

In un solitario bosco ombroso
fui preso in un vortice amoroso,
i suoi più dolci frutti assaporavo
nell’estasi dei sensi mi perdevo.

Or la visione mi sta abbandonando,
s’è fatto giorno, mi stò ridestando.
Invano le braccia le tendo
ma il sogno sta proprio svanendo.

A tentoni la cerco nel letto
m’illudo che ancor mi sia accanto,
ma non c’è,  è proprio svanita,
sono sveglio, l’ho solo sognata.

Vorrei tanto rivederla apparire
ma da desto non più nel dormire.
I sogni sono desideri
più sono forti più sembrano veri.

Verona, Gennaio 2001

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    Onirico amore

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Stanotte un’altra volta t’ho sognata,
eri vicina a me e di te io mi beavo;
sulla tua bella bocca vellutata
con dolcezza le labbra mie posavo;

mentre riposavi soavemente
gli occhi chiusi al sonno abbandonata,
inebriato respiravo  la tua pelle,
dalla fragranza dolce e profumata.

Il viso tra le mani mie prendevo
e ti ammiravo  luminosa stella,
dentro di me un non so che provavo
e non so dirti più quant’eri bella.

Con gli occhi ancora chiusi io speravo
fra le mie braccia ti avrei ritrovata,
c’era una bianca luna e da lontano
ci sorrideva gaia e spensierata.

Era bello stringerti al mio petto,
rapito e felice accanto a te.
Mi son destato e sul mio letto
non ti ho vista più vicino a me.

Stringevo a me il cuscino
il cuore triste e desolato.
Deluso nel brusco risveglio
Era solo un sogno.

Verona, Novembre 2001

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             Fotografie

Guardo le foto della mia giovinezza
lontano tempo della spensieratezza,
i bordi ingialliti come foglie d’autunno,
ricordi sopiti destati dal sonno.

Alterne emozioni scorrendo il passato,
le tante illusioni di un futuro dorato.
Lo sguardo si attarda con malinconia
la vita sembra sorda a ogni nostalgia.

Richiudo l’album con un po’ di tristezza,
nel cuore cercando un’altra giovinezza.

Verona, Marzo 2000

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  Inno alla purezza

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(prima Comunione Gloria)

È un miracolo, un vero splendore,
al puro si aggiunge purezza,
al candido un nuovo candore;
e al bello ancora bellezza.

Ci s’illumina della tua luce,
gli occhi velati d’un dolce pianto;
guardandoti si perde la voce,
risuona armonioso un muto canto.

Il suono di questa melodia
si può solo ascoltare col cuore,
ti rapisce e ti fa volar via;
queste note non fanno rumore.

E’ un giorno di benedizione
un raggio del cielo quaggiù;
oggi Gloria sembra un’apparizione
perché lei ha ricevuto Gesù.

Domenica 10 Aprile 2005

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       Incontro

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Un giorno un incontro,
poi… il bisogno di te
come del respiro,
il respiro dell’anima.

Settembre 2001

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   Ode al musicista

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A te che hai l’animo d’artista
eclettico e valente musicista,
che voli quando sei sulla tastiera
e per creare li trovi maniera.

Riesci a trasmettere emozioni
con semplici e studiate vibrazioni;
quando esegui i tuoi componimenti,
sfiorando i tasti sfiori i sentimenti.

Mentre rapito suoni melodie,
nell’aria vagano dolci armonie,
usando con maestria l’arte del suono,
tu dai a certi momenti un altro tono.

Verona, Dicembre 1997

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   A un fiorellino

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In un magico giardino
c’è un bocciolo di fiorellino
che ogni dì si apre alla vita
come fa una margherita,

poi la sera si riposa
come un petalo di rosa
perché cresca sotto il cielo
forte e lungo il verde stelo.

La rugiada del mattino
lava sempre il suo visino
e si asciuga mentre sale
coi suoi raggi il caldo sole.

Su quel fiore un’ape danza
per gustarne la fragranza,
poi si posa, e lì si incolla
sulla splendida corolla.

Verona, Ottobre 1997

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  Paola e Francesco

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“… Quei due che ‘nsieme vanno
e paion si al vento esser leggeri…”
davanti al santo altar si recheranno
per giurar d’amarsi oggi più di ieri.

È un giorno pieno di letizia e di diletto,
l’animo leggero e lo fremente petto;
festeggiar li sposi ognun sospinse
testimoniar “di come amor li strinse”.

Promessa d’amore e lo gran giuramento
col sacro suggello ha il coronamento.
Uno dei momenti che fa tutti felici
dai diletti genitori a li parenti e amici.

Da’ la notte de’tempi “è l’amor che move ‘l mondo”,
di tutti i sentimenti il più bello e profondo,
cantato ne’ li secoli da tutti li poeti,
dipinto da’ pittori su tele e su pareti.

Delle storie d’amore una delle più toccanti
cantata fu dal sommo de’ li divini amanti,
cantò la loro storia, il lor vagar eterno
incontrati in un girone, in quello dell’inferno.

La rievocazione è per la coincidenza
che nei nomi ha la poetica assonanza.
Per ogni triste storia, legge del contrappasso,
una felice che convola a’ lo “gioioso passo”.

E li radiosi sposi dal “desiato riso”
vivano con amore il loro Paradiso,
benigna sia la sorte e serbi cose belle
giorni pieni di sole e notti piene di stelle.

Maggio 2009

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           Sogni

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La vita è una realtà
che spesso non ci piace,
e chi non sa sognar
non se ne può dar pace.

Quello che ci vuole
per far venir sereno,
è l’idea del sole
e dell’arcobaleno.

Si chiama fantasia
questa capacità,
è una grande magia
che tutto può mutar.

Si può vedere il mondo
come non è mai stato,
pur se non hai sonno
puoi farlo da svegliato.

Tutto si fa possibile,
tutto ti si colora,
diventa realizzabile
ogni sogno, ogni chimera.

Verona, Gennaio 1999

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    Depressione

Capita un po’ a tutti,
ora sempre più spesso,
avere giorni storti
sentirsi un po’ depresso.

Incide pure il tempo
specie se il cielo è bigio,
se piove e se c’è un lampo
avere un umor grigio.

Il ritmo della vita
che corre troppo lesta,
come fosse impazzita
manda fuori di testa.

A terra va il morale
anche su una sciocchezza.
Se non si vuol star male
si usi più saggezza.

Verona, Gennaio 2001

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       Diritti umani

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A questo mondo c’è una grande varietà
di popoli, culture e modi di pensare;
colori della pelle, tante tradizioni,
usi, credenze e altrettante religioni.

Ogni diversità è sempre una ricchezza,
se l’uomo non mostrasse ogni dì la sua pochezza.
Purtroppo è l’interesse a dominare il mondo,
la massa di dannati che vada pure a fondo.

Più uno sta bene più diventa egoista,
ogni privilegio non vuol perder di vista.
Il proprio interesse dev’esser salvaguardato;
ecco un altro partito e un altro sindacato.

E quei rappresentanti, convinti paladini,
trovano cosi il modo per scalar gradini.
Verso i veri interessi che si chiamano diritti
pochi se ne curano, tutti gli altri stanno zitti.

Siamo in democrazia, ma quello che più vale
non è la moltitudine ma il potere contrattuale.
I diritti umani non si posson contrattare,
ci sono i trattati, ti ci puoi solo appellare.

Sulla carta son diritti ma si legge carità,
perché non c’è obbligo di doverli rispettar;
così i politicanti si lavano la bocca
ma la triste realtà purtroppo non li tocca.

Verona, Gennaio 1999

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       La Buonanotte

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Bisogna proprio che ti sposi se la vuoi tutte le sere,
la dolce buonanotte che al cuore da piacere;
se ha male di testa e non te la può dare,
un po’ di comprensione, cerca di pazientare.

Se proprio t’addormenti senza ‘sta consolazione,
vedrai quando ti svegli che bella… colazione!.
Ma se vai leggero quel giorno a lavorare,
allora sarà a pranzo che ti farà… godere.

Però non tutti i giorni buttan sempre pari,
non puoi pretender sempre i monti con i mari.
Per accontentarti vedrai che bella cena,
se non ha qualche malore, se non ha qualche pena.

Bisogna esser comprensivi con la dolce metà,
vedrai che un giorno o l’altro lei t’accontenterà.
Poi a pensarci bene potresti anche arrangiarti,
anche tu hai le mani… qualcosa tu puoi farti.

Porto Potenza, Agosto 1997

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   I Sacramenti

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Da quando è stato creato
l’uomo ha sempre ricercato
in tutte le cose arcane
il principio con il fine.

Con il soprannaturale
ci si raccapezza male,
e la scienza deve cedere
non può provar la fede.

Non ci sono studi che tenga
se la devozione manca,
ognuno ha una convinzione,
per credenza o tradizione.

Un po’ ogni religione
raccomanda d’esser buoni,
sennò il Padreterno
ti manda giù all’inferno.

E resti bene inciso
se vuoi il paradiso.
Buon cristiano vuoi diventare,
il vangelo devi seguire.

C’è tutta una liturgia
con la sua simbologia,
non bastano buoni sentimenti,
ci sono i Sacramenti.

Per il peccato originale,
il Battesimo ci vuole.
La coscienza hai da pulire?
La Confessione devi fare.

Dopo che ti sei spurgato,
puoi anch’esser Comunicato.
Son tante le tentazioni,
il demonio vuol la dannazione.

La fede c’è da rafforzare,
allora ti devi Cresimare.
Seguendo poi tutti i precetti,
sulla via buona ti metti.

Tenta ancora quel demonio,
cosi arriva il Matrimonio.
Finita ogni tentazione,
eccoti… l’Estrema Unzione.

Verona, Aprile 1999

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   Sposalizio

poesie-bruno-silvestrini-36

C’è un’aria sottile
un clima speciale,
da un campanile
una musica sale;

è un suono festoso
che invita a riunirsi,
un evento gioioso
sta per realizzarsi.

Una coppia di sposi
va verso l’altare,
procedon leggeri
che sembran volare.

Lei tutta di bianco
è proprio raggiante,
Lui felice al suo fianco…
li ammira la gente.

Le madri commosse
han umidi gli occhi,
si appoggiano i padri
treman loro i ginocchi.

C’è l’emozione
di tutta una vita,
dalle preoccupazioni
alla gioia infinita.

Verona, Febbraio 2001

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   Santa Lucia

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(a Federico)

Stò passando con i doni
per premiare i bimbi buoni;
dimmi tu come sei stato?
Quanti doni hai meritato?

Sò che con i tuoi amichetti
siete a volte discoletti;
con la mamma sei obbediente?
Come, non mi dici niente?

Se lo chiedo al tuo papà
tu lo sai che mi dirà?
Anche i nonni sentirò
così poi deciderò.

Cerca sempre d’esser buono,
non per guadagnare un dono
ma perché la tua bontà
da a tutti tuoi felicità.

Verona, 12 Dicembre 2001

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          Il Telefonino

Scopo principale di tutta l’umanità
è di conquistare un po’ di felicità.
Cosi, per realizzar quel sogno,
la scienza studia ad ogni suo bisogno.

Per quest’ideale l’uomo si è impegnato,
cosi il “telefonino” adesso s’è inventato.
Un giocattolino che porta sempre appresso,
e chi non ce l’ha può  anche passar per fesso.

È una necessità, non puoi più farne a meno,
ma ora lo si usa senza più nessun freno.
Serve parsimonia con ogni invenzione,
bisognerebbe usarla con senno e educazione.

In ogni luogo vai è tutto uno squillare,
può accadere pure, dove tu vai a pregare.
Non c’è pace per chi vuol star tranquillo,
serve un modo più giusto per usarlo.

A sentire i fatti altrui adesso sei obbligato,
poi si fanno leggi per difendere il privato.
Forse è il bisogno di voler comunicare,
la gente è sempre più sola e lo vuole far sapere.

Porto Potenza P., Agosto 2002

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  La nostra primavera

poesie-bruno-silvestrini-39

La parte più importante è già passata,
ora ci resta qualche scampoletto;
è tanta l’esperienza accumulata,
ma viene sonno quando vai a letto!

Per noi che ogni giorno è sempre festa,
il più è ormai preda del passato,
per viver bene quello che ci resta,
pensiamo a qualche sogno irrealizzato.

Ad ogni età si cambian l’esigenze,
ed ogni volta non fai che adeguarti,
mettendo a frutto le esperienze
perché non serve stare a lamentarti.

Ogni frutto ha la sua stagione,
le essenze, gli aromi e ogni odore
che a respirarlo da tant’emozione
come quando nasce un nuovo amore.

La luna s’alza quando viene sera,
le chiome si tingono d’argento;
ma dentro noi sia sempre primavera,
anche quando di anni n’avremo cento.

Verona, 27 Giugno 2004

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       All’Ospedale

Un giorno vado all’ospedale,
un dottore mi deve visitare;
in corridoio aspetto li a sedere
chi sta soffrendo mi tocca vedere.

Ognuno la sua storia, tante tribolazioni;
chi aspetta una visita, chi rassicurazioni.
Facce preoccupate di chi aspetta un referto,
e quelle serene che tornano all’aperto.

Ogni giorno si va sempre correndo:
famiglia, lavoro, e tanto altro facendo;
sempre di fretta, tanto affacendati,
poi ci si ritrova tutti quanti ammalati.

Sarebbe bene, fare una riflessione,
che ogni giorno, non sia una dannazione.
Forse per evitare un poco di malanni,
si dovrà vivere vita senza tutti ‘st’affanni.

Verona, marzo 2005

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Ho pensato di aggiungere alle mie modestissime rime, alcune poesie “molto spiritose” scritte da un poeta dialettale mio conterraneo “Giovanni Pastocchi”  tratte dal suo libro: “Mondesando mia“. Ho cercato di tradurle senza snaturarne il senso, conscio che comunque nella traduzione si perde certamente quella verve insita nel linguaggio dialettale. Qualcuno ha detto che: “Il dialetto è la capacità emozionale di un popolo”; chi entra nella realtà dialettale entra nell’intimità di un popolo.   Buona lettura


           La Gallina

poesie-bruno-silvestrini-41

Alla signora Margherita altolocata
gli era venuta in mente una pensata;
siccome che avea letto sul giornale
che gli alimenti spesso fanno male,

che la carne da taglio è rovinata
(per non parlar di quella scatolata),
che non c’era più la sicurezza
della genuinità, della freschezza,

decise di mandar fuori in campagna
il marito suo, Antonio Coppamagna,
per andare a comprar da qualche contadina,
un pollo, un coniglio, una gallina,
cosi da mangiar, cotto all’istante,
qualcosa di nostrano e di ruspante.

Antonio va e arriva a una cascina
mentre nell’aia c’era la contadina
ch’era ancora giovane e carina
e aveva giusto preso una gallina,
e ora sotto il braccio la teneva
se no… accidenti,  gli scappava.

Lui si ferma li, con la “berlina”;
lei, sente un non so ché lungo la schiena.
Antonio, tutt’elegante e signorile,
gli fa con l’aria sua dolce e gentile:

“Buona sera, signora, scusate…
per diecimila, che… voi me la date?”.
“E ve la dò si” – gli disse Nina –
“basta… che mi tenete la gallina!”.

 


Gli Acini di Granturco

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Una brutta sera d’inverno un vecchietto
stava seduto attorno al caminetto,
intanto che la moglie Teresina
finiva di riassettare la cucina.

Pasquale, mentre ciccava il suo tabacco,
cominciò a dire: “Son proprio stracco.
Vorrei sbagliarmi, cara Teresina,
ma sento che la fine s‘avvicina;

però, prima d’andarmene e lasciarti,
una brutta confessione devo farti:
con la moglie…di Antonio Paccafico..
una decina di volte… t’ho tradito”.

Mentre che si assestava la pannella,
Teresa gli disse: “Qualche marachella…
anch’io, Pasquale, laggiù…dietro quella fratta…
con il Fattore… ebbè… anch’io l’ho fatta..

e ogni volta che un corno ti piantavo…
un acino di granturco… mi scansavo”.
Il marito con gli occhi stralunati,
gli domandò: quanti… ne hai scansati?

“Ora il numero preciso non lo sò…
li tenevo in un sacchetto sul comò,
anche se a dirlo… ora… non son contenta…
Pasquale… ti ci ho fatto la polenta”.

 


     La Confessione

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A confessarsi di ogni venerdì
andava Marietta dai frati Cappuccini;
questa volta però non ha cuore
d’andarsi a presentar dal confessore.

Alla fine gli tocca rassegnarsi
e piena di paura va a inginocchiarsi.
“Dimmi cosa hai fatto, in nome del Signore!”
“Padre… ho una pena che mi pesa qui nel cuore…;

col mio ragazzo, domenica passata,
siamo andati a fare una scampagnata.
Ci siamo messi all’ombra di una pianta,
lui mi sbaciucchiava tutta quanta

e io… or mi vergogno a confessarme…
gli ho messo una mano… tra… le gambe”.
Il frate non sapea che cosa dirgli…
una grossa punizione dovea dargli…

“Hai da purificar coll’acqua santa
la mano peccatrice: tutta quanta!”
Maria, dopo che avea detto la preghiera,
si avvicinava giù all’acquasantiera.

In quel momento… eccoti Giovanna:
“Che stai facendo?” – questa gli domanda.
“Giovanna mia, se sono stata tonta!”
E tutta la faccenda gli racconta…

Pure la penitenza che gli ha dato:
cinquanta avemarie… per quel peccato!
Mentre che raccontava, Marietta
si lavava coll’acqua benedetta.

L’amica sua, piuttosto preoccupata,
gli fa: “Maria, non esser esagerata…
con quell’acqua non far tanti sciacquismi
che a me… mi farà far… i gargarismi!!”.

 


       I Regali degli Sposi

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“Cosa gli hai fatto Maria, allo sposo tuo,
quand’è stato il compleanno suo?”
“A quel matto mio di Vincenzino?
Lo sai cosa gli ho fatto? Un bel bocchino”.

Sapessi quant’è rimasto soddisfatto!”
“Beh… il bocchino…anch’io glielo fatto”.
Allora, Teresina… fammi pensare’…
Ecco! Una bella pippa gli devi fare!”

“La pippa, beh… sarebbe una cosa bella…
però… gli ho già fatto… pure quella.
Gli uomini… sai com’è, Marietta mia,
se non gli fai qualcosa…scappan via;

se non gli dai ogni tanto un contentino
con questi birbantacci… va a finire
che il fidanzamento può andar male.
Gli vorrei fare… qualcosa di speciale,

qualcosa che lo tocca sull’orgoglio!”.
“Allora… gli devi far… un portafoglio;
vedrai Teresa, quanto gli piacerà!”.
“Un portafoglio? Ma… come si fa??”.

 


              Al Mercato

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Un mercoledì al mercato una donna,
sceglieva in una bancarella
un paio di mutande e una pannella;
poi disse all’uomo che era a spander:
-“Scusi, quanto me le mette ‘ste mutande?”
L’uomo gli rispose senza alcun impaccio:
“Alle donne belle non gliele metto… gliele caccio!”.

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PRONTO SOCCORSO

PRONTO SOCCORSO

PRONTO SOCCORSO

FERITE – USTIONI – CONGELAMENTI

Lesione dell’apparato cutaneo

Meccanismo diretto: Punta (può nascondere lesioni interne).
Taglio (si manifesta com’è).
Punta e taglio.

Meccanismo indiretto: Lacere (Margini irregolari – scarso sanguinamento).
Lacero contuse (cont, pestamento dei tessuti).
Arma da fuoco (lacero contusa), elevata energia cinetica.

Tipi:

  • Semplici: Escoriazioni (ferite poco profonde).
  • Gravi: Profonde – Estese e multiple – Complicate (emorragia, frattura, ritenzione di corpi estranei).
  • Pericoli: Infezioni – Emorragia
  • Occorre agire con: Lavaggio, disinfezione; impedisce il proliferare dei microrganismi.
  • Copertura (senza stringere la medicazione).

Disinfettanti:

  • Alcool Tempo di azione non meno di 20 minuti, è un vaso dilatatore, è un ottimo detergente, riservato alla cute integra – ottimo per iniezioni.
  • Acqua ossigenata È il miglior disinfettante, potente vasocostrittore, si usa anche all’interno della ferita, accelera il processo riparativo. Ha scadenza ca. 12 mesi (più bollicine più ossigeno; meno bollicine meno ossigeno).
  • Mercuriali Mercurocromo – tintura di iodio (uso esterno) altamente asciugante, indicato in escoriazioni e abrasioni, forma una pellicola sulla cute.
  • Essenze vegetali Citrosil, ecc. caratteristiche intermedie tra acqua ossigenata e mercuriali.

Ferite gravi

  • Cuoio capelluto Da taglio lacero contuso (temere una lesione del cranio).
  • Distendere il ferito;
  • Lavare la ferita;
  • Medicazione leggermente compressiva

Ferite da strappamento

  • Rispettare il lembo, medicare come sopra.

Ferite all’occhio

  • Medicazione protettiva (non in caso di ustione); va sempre coperto anche l’occhio sano.

Ferite ampie della faccia

  • (distretto anatomico ben vascolarizzato).
  • Piegare la testa in avanti per impedire al sangue di scendere nelle vie respiratorie, se il paziente è cosciente. Se è incosciente, trasportare sdraiato in posizione di sicurezza.

Ferita al torace
(talvolta in associazione a fratture costali)

  • Se è tanto profonda da raggiungere la cavità toracica, permette il passaggio dell’aria. In questo caso il sangue ai bordi della ferita ha un aspetto schiumoso e il paziente ha una notevole difficoltà a respirare (emoffisi), (di solito si ha l’afflosciamento del polmone (pneumotorace).
  •  Tamponare la ferita con una medicazione aderente per impedire il transito dell’aria;
  • ‚ Evacuare il ferito in posizione semi seduta;
  • ƒ Se incosciente o se vomita, in posizione di sicurezza sul fianco leso.

Ferite all’addome

  • Pericolo di emorragia (perforazione di visceri cavi o lesioni di organi interni, milza, fegato), infezioni del peritoneo (peritonite).
  • Sdraiare il ferito supino, testa sollevata, ginocchia flesse per diminuire il dolore rilasciando i muscoli addominali. Se incosciente o se vomita, in posizione di sicurezza;
  • Coprire il ferito;
  • Non dare da bere.

Ferite da arma da taglio

  • Pericolo di emorragia interna.
  • Non ritirare l’arma dalla ferita può provocare o aggravare l’emorragia;
  • Proteggere la ferita con medicazione;
  • enere presente la localizzazione della zona lesa per scegliere la migliore posizione da dare al ferito durante il trasporto.

In caso di ferita semplice

SI DEVE FARE :

  • Lavare abbondantemente la zona circostante ferita
  • Disinfettare la cute attorno alla ferita
  • Mettere una compressa sterile o, in mancanza, un fazzoletto pulito sulla ferita
  • Fare una fasciatura non compressiva

NON SI DEVE FARE:

  • Toccare la ferita con cose sporche ferita (mani, ecc.)
  • Serrare troppo la fasciatura

In caso di ferita grave

SI DEVE FARE :

  • Medicazione sterile

NON SI DEVE FARE:

  • Lavare, disinfettare l’interno della ferita
  • Estrarre corpi estranei conficcati nella ferita

In caso di ferita alla testa

SI DEVE FARE :

  • Medicazione molto imbottita
  • Posizione di sicurezza se in stato di incoscienza

NON SI DEVE FARE:

  • Adagiare supino il ferito in stato di incoscienza

In caso di ferita della faccia

SI DEVE FARE :

  • Medicazione sterile
  • Testa inclinata in avanti

In caso di ferita all’occhio

SI DEVE FARE :

  • Medicazione su entrambi gli occhi

NON SI DEVE FARE:

  • Togliere corpi estranei conficcati nell’occhio
  • Disinfettare

In caso di ferita del torace

SI DEVE FARE :

  • Medicazione sterile

NON SI DEVE FARE:

  • Lavare, disinfettare l’interno della ferita
  • Estrarre corpi estranei conficcati nella ferita

In caso di ferita dell’addome

SI DEVE FARE :

  • Fasciatura larga
  • Ferito sul dorso, testa e spalle sopraelevate
  • ginocchia piegate o in posizione di sicurezza. (su un lato)

NON SI DEVE FARE:

  • Dare da bere

In caso di ferita con emorragia

SI DEVE FARE :

  • Fasciatura compressiva

USTIONI

Si possono distinguere ustioni da agenti fisici e agenti chimici.

Agenti fisici:

  • Radiazione solare, infrarossa e ultravioletta.
  • Calore: fiamma, corpo solido ad alta temperatura, liquido bollente, vapore.
  • Corrente elettrica (elettrocuzione).

Agenti Chimici:

  • Sostanze acide o basiche forti (acido cloridrico, solforico, nitrico, soda caustica, calce viva).

Le ustioni, a seconda dello spessore del tessuto cutaneo interessato, possono essere distinte in:

  • Ustioni di I grado – Sono le più superficiali e si manifestano con cute arrossata (eritema), calda, con dolore e sensazione di bruciore. Guariscono spontaneamente in pochi giorni.
  • Ustioni di II grado – Sono più profonde del primo con presenza di flittene, vesciche contenenti liquido giallastro (siero). Sono molto dolorose. Se non si infettano e se trattate in modo corretto guariscono in circa due settimane senza cicatrice.
  • Ustioni di III grado – Interessano la cute a tutto spessore e spesso anche i tessuti sottostanti (muscoli – osso). La cute assume un colore biancastro, o bruno o nero. Sono in sé generalmente poco dolorose perché le terminazioni nervose vengono distrutte dall’ustione; il dolore è causato dall’ustione di primo e secondo grado presenti intorno a quelle di terzo. Non guariscono spontaneamente se non con ampie cicatrici e devono essere trattate chirurgicamente.

Fattori di gravità:

  • L’estensione della superficie ustionata rappresenta il fattore più importante di gravità, più della profondità. Ustioni che interessano gran parte della superficie del corpo sono gravissime. Un ustione estesa di secondo grado è ben più grave di una circoscritta di terzo grado.
  • L’età: nel neonato e nel bambino l’ustione è più grave in quanto la superficie cutanea è proporzionalmente maggiore; nell’anziano le condizioni generali del soggetto riducono le possibilità di guarigione.
  • La sede. Ustioni della mano, del volto, dei genitali e delle articolazioni sono più gravi esteticamente e per la funzione.
  • L’inalazione di gas tossici provocano danni polmonari.

Il grande ustionato è un paziente grave, sempre in stato di choc causato dalla perdita di plasma attraverso le zone ustionate. Inviare con urgenza ad un Centro Specializzato Grandi Ustioni. Le complicanze più temibili sono quelle polmonari e il blocco renale da accumulo di tossine da ustione (I.R.A. Insufficienza Renale Acuta). Tutte le ustioni, anche di piccola entità, possono infettarsi; l’infezione resta la complicanza più frequente e più grave. Le elettrocuzioni sono spesso lesioni di piccole dimensioni, ma in genere gravi perché sempre profonde e interessano la cute e i tessuti sottostanti.

L’ustione, anche se di piccole dimensioni, deve essere sempre trattata dal medico. Il soccorritore non deve mai aprire le flittene ne cospargere la zona ustionata con creme, pomate, polveri o disinfettanti, ma deve solamente medicarla con garza sterile fasciando delicatamente senza stringere. In caso debba passare del tempo prima dell’intervento medico, è consigliabile un impacco con acqua borica, disinfetta e calma il dolore. In caso di causticazione è sempre consigliabile lavare abbondantemente solo con acqua la lesione, sia essa causata da acido o da liquidi basici.

Nei casi di grave ustione non togliere i vestiti che aderiscono all’ustione, ma solo, se possibile, le fibbie metalliche, cinturino dell’orologio, per evitare ustioni più profonde. Proteggere le zone ustionate con materiale sterile o comunque pulito.

GRAVITA’ DELLE USTIONI

Profondità

  • I grado (semplice arrossamento della cute (eritema).
  • II grado (flittene o bolle).
  • III grado (distruzione dei tessuti fino alla carbonizzazione).

Estensione

  • Ustione importante – 9% del corpo;
  • Ustione grave – 18% del corpo;
  • Ustione gravissima – 27% del corpo.
  • La Testa rappresenta circa il – 9% del corpo;
  • Il Tronco anteriore il – 18% del corpo;
  • Il Tronco posteriore il – 18% del corpo; (superficie totale tronco 36%)
  • Arto superiore il – 9% del corpo;
  • Arto inferiore parte anteriore il – 9% del corpo;
  • Arto inferiore parte posteriore il – 9% del corpo; (superficie totale arto inferiore 18%)
  • Mano il – 1% del corpo;
  • Piede il – 1% del corpo.

COSA FARE:

  • Allontanare le vesti, fibbie metalliche quando è possibile
  • Proteggere con un telo sterile la zona ustionata
  • Avviare il ferito in un centro per ustionati

COSA NON FARE:

  • Strappare gli indumenti attaccati alla pelle
  • Usare indiscriminatamente medicamenti liquidi, pomate o polveri
  • Porre del ghiaccio sulla zona ustionata

 

COLPO DI CALORE

Consiste in un aumento anormale della temperatura corporea, per eccessivo riscaldamento del corpo, con arresto della sudorazione.

  • Mal di testa e vertigini;
  • Crampi muscolari;
  • Vomito;
  • Volto spesso congestionato;
  • Pelle secca;
  • Temperatura corporea elevata (39 – 40°).

COSA FARE:

  • Trasportare l’infortunato in ambiente fresco e ben ventilato;
  • Togliere gli abiti;
  • Tenere il capo sollevato soprattutto quando il volto appaia molto congestionato;
  • Abbassare gradualmente la temperatura corporea con compresse fredde sul capo, agli inguini, spruzzando acqua sul corpo e agitando l’aria.

ANNEGAMENTO

Se pensate che l’attività respiratoria sia cessata, iniziare la rianimazione. Ricordare però che le tecniche di respirazione artificiale servono solo se si sanno mettere in pratica, se no sono controproducenti.

Tecnica per ripristinare l’attività respiratoria:

  • Senza piegare o girare il collo della persona, cercare di scorgere o percepire la presenza di attività respiratoria. Porre l’orecchio vicino alla bocca mentre si osserva il torace;
  • Se non respira, chiudere il naso del paziente, porre la bocca sulla sua, aderendo strettamente, e iniziare con 4 getti d’aria rapidi e vigorosi, in modo da spingere l’acqua ferma nelle vie aeree nei polmoni;
  • Nei bambini appoggiare la bocca alla bocca e al naso del bambino e iniziare con 4 getti d’aria rapidi e vigorosi;
  • Non desistere, continuare la rianimazione finché la respirazione e l’attività cardiaca non riprendano;
  • Controllare il polso e ricontrollare la respirazione. Non piegare mai all’indietro la testa della persona. Quando il polso e la respirazione sono stati ripristinati, agire contro lo shock e disporre il paziente in modo da favorire il drenaggio dei liquidi.

La posizione giusta per il drenaggio dei liquidi:

Disporre la persona sdraiata sul fianco, con la testa sostenuta dal suo stesso braccio. Se non è cosciente, piegare il ginocchio della gamba superiore per evitare che scivoli in avanti.

CONGELAMENTO

Per congelamento si intendono lesioni localizzate dovute al freddo. Le zone del corpo più colpite sono le estremità degli arti, mani e piedi, (naso e orecchie) come zone scoperte.

I fattori che favoriscono il congelamento sono:

  • Immobilità prolungata,
  • Stazione eretta,
  • Scarpe o abbigliamento troppo stretti che rallentano la circolazione del sangue,
  • Stanchezza.

Sintomi:

  • Sensazione di torpore della parte interessata;
  • Formicolio, insensibilità (parestesia);
  • Tessuti freddi;
  • Stanchezza, ubriachezza;
  • Non dolore (il freddo è un potente anestetico (vasocostrittore).

Complicanze:

  • Arresto della circolazione;
  • Arrossamento passivo (sangue stagnante – contrario all’ustione;
  • Gonfiore o edema;
  • Flittene (bolle piene anche di materiale ematico);
  • Necrosi (morte dei tessuti).

COSA FARE:

  • Rimuovere ogni indumento che impedisca o rallenti la circolazione del sangue
  • Medicare come per le ferite
  • Proteggere dal freddo sia la zona lesa sia il paziente
  • Esporre la parte a sorgenti di calore (borse di acqua calda, stufe, fuoco, ecc.)

COSA NON FARE:

  • Frizionare con qualsiasi materiale (lana, stoffa, mani, ecc.)
  • Frizionare con la neve
  • Immergere in acqua calda

ASSIDERAMENTO

La notevole dispersione di calore può condurre ad una riduzione della temperatura corporea tale da portare alla morte. Ciò può verificarsi per esposizioni prolungate a temperature molto basse, ma in particolari condizioni sono sufficienti anche temperature normalmente tollerate. Ad esempio l’immersione in acqua e l’esposizione al vento favoriscono la dispersione di calore. A parità di condizioni ambientali, l’assideramento si verifica più facilmente nei soggetti ubriachi, stanchi e defedati. Si manifesta con:

  • Abbassamento della temperatura corporea;
  • Apatia progressiva;
  • Sonnolenza ingravescente;

COSA FARE:

  • Portare l’infortunato in un luogo riparato ma non eccessivamente riscaldato;
  • Oppure coprirlo per evitare ulteriore dispersione di calore;
  • Non avvicinarlo a sorgenti di calore (stufe, borse, acqua calda, fuochi);
  • Se ancora cosciente, tenerlo sveglio e somministrare bevande tiepide (thè, caffè leggero e zuccherato);
  • Se incosciente porlo in posizione di sicurezza (su un lato).

STATO DI SHOCK

Cause:

  • Perdite di liquidi organici;
  • Emorragie interne ed esterne;
  • Ustioni estese di secondo grado;
  • Sudorazione importante, vomito e diarrea;
  • Dilatazione improvvisa del letto circolatorio;
  • Dolore ed emozione violenta;
  • Traumi toracici e addominali, schiacciamento e sfracellamento di arti;
  • Malattie e infezioni generalizzate;
  • Danni dell’apparato cardio – circolatorio;
  • Arresto cardiaco, infarto miocardico;
  • Insufficienza e arresto respiratorio.

I segni dello stato di shock:

  • Il volto, le labbra e le unghie diventano pallide, le estremità fredde e sudate;
  • La respirazione è rapida e superficiale (20 – 40 respiri al minuto invece di 14 – 16);
  • il polso è piccolo (difficile da palpare) e frequente (120 – 140 battiti al minuto);
  • La coscienza è generalmente indenne, ma talvolta si riduce la sensibilità al dolore e può comparire uno stato di torpore o di agitazione.
  • In stato di choc si perde conoscenza.

Trattamento (in caso di shock)

  • Fermare l’emorragia, immobilizzare la frattura, ecc.
  • Impedire la dispersione di calore coprendo il paziente con coperte o giornali, ma mai mettere a contatto della pelle sorgenti di calore (borse acqua calda, ecc.) o frizionare.
  • Porre il paziente in posizione anti-shock, cioè col capo declive rispetto ai piedi per favorire l’afflusso di sangue al cervello e al cuore (solo se cosciente);
  • Dare da bere qualche sorso di soluzione anti-shock, (in un litro d’acqua tiepida due cucchiaini di bicarbonato di sodio, un cucchiaio di sale da cucina ed un cucchiaio di zucchero), ma NON quando si tema una lesione all’apparato digerente, ai grandi ustionati e quando non sia perfettamente cosciente;
  • Non dare mai da bere bevande alcoliche o eccitanti.

Non confondere lo stato di shock con la perdita di conoscenza (o di coma), dovuta a trauma cranico, a intossicazioni da alcool e farmaci, o malattie cerebrali generali.

In questi casi non si hanno alterazioni della pressione, per cui non vi sono variazioni del polso e del respiro, e la posizione Antico è controindicata, ma si deve usare quella di sicurezza (su un lato).