Poesie di Bruno Silvestrini

Breve cenno biografico

Bruno Silvestrini è nato a Civitanova Marche nel 1944. E’ vissuto fino all’età di ventotto anni a Porto Potenza Picena (prov. di Macerata) dove coltiva le sue grandi passioni: il mare, il calcio giocato e la lettura. Per motivi di lavoro si è trasferito nel 1972 a Verona dove vive con la moglie Alida e i figli Luca e Laura. Pur integratosi benissimo nella città di accoglienza, è rimasto profondamente legato alle proprie origini. In tutti questi anni ha avuto modo di dare completezza alla sua principale passione, la lettura, partecipando fin dalla sua fondazione all’apertura di una biblioteca nell’ambito ferroviario dove appunto lavorava. Negli anni, anche grazie al suo contributo ha fatto si che questa realtà divenisse un importante punto di riferimento culturale per i fruitori visto che la suddetta biblioteca (informatizzata) consta oggi di circa 8.000 volumi. (Silvano Sona)

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Morte di un Poeta

(morte di Fabrizio de Andrè)

Quando muore un poeta
il mondo impoverisce,
il cuore si fa pietra
l’animo s’indurisce.

Muore la fantasia
che colora l’esistenza;
nella vita di poesia
non se ne può far senza.

 

Bruno

Gennaio 1999

 


 

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Festa della mamma

Tu sai come la penso
a proposito di feste e di regali;
pur se ti voglio un bene immenso,
non mi lascio trasportare dai giornali.

L’amore non vuole la pubblicità
il più discreto è dei sentimenti,
sa che gli fai la carità
se ti ricordi solo in quei momenti.

L’affetto non dev’esser suggerito
nei confronti dell’essere amato;
il mondo sarebbe già finito
seguendo l’interesse del mercato.

Quel che sento è troppo bello
per farlo diventare mercanzia;
perciò non voglio fare il pappagallo
correndo dietro a questa frenesia.

Si dice sempre: “basta il pensiero”
sapendo che è una grande ipocrisia,
lo diciamo pur se non è vero;
si vuole un bel regalo, e così sia.

Non che non si debba fare niente,
bello è avere un piccolo ricordo;
ci vuole allora qualche presente,
il cuore ai palpiti non resti sordo.

Sarebbe così un bel testimonio
che ricordi un intimo momento,
non serve spender su un patrimonio
se esprimer deve un sentimento.

 

Bruno

Verona, Maggio 1995

 


 

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Nostalgia

Quando penso a una spiaggetta

con il mare che si apre lì davanti

senza scogli che copron l’orizzonte;

perché il cuore mio sente una stretta?

Quando penso a una chiesetta

piccola, modesta, fatta a posta per pregare

con la torre lì che svetta e il mare sta a guardare;

perché il cuore mio sente una stretta?

Quando penso a un paesetto

stretto tra l’abbraccio del mare e la collina

e si còccola tra le onde e la campagna;

perché il cuore mio sente una stretta?

L’ho chiesto al cuore perché sente quei sussulti?

Con il battito leggero m’ha risposto: sta’ tranquillo,

non ti devi preoccupare, tu sei proprio fortunato

perché non ti puoi scordare il paese dove sei nato.

Malato sarebbe chi non prova quel sentimento,

soffrirà di meno si, ma di niente sarà contento.

Questa tua non è una malattia…

è una sana e bella nostalgia.

 

Bruno

Porto Potenza, Agosto 1996

 


 

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A Gloria

(bambina con problemi psicomotori)

È bello tornare la sera
e rivederti, bocciolo di primavera;
accarezzare i tuoi biondi capelli,
specchiarmi negli occhi tuoi belli;

dentro, riflesso, io vedo un mondo
più vero, più grande e profondo;
è un limpido, azzurro e placido mare
dove il mio cuore vorrebbe annegare.

Come le ali di bianchi gabbiani
fai volteggiare le piccole mani,
e mentre inseguo quel volo giocondo
nell’aria leggera anch’io stò volando.

Se questo è un sogno tu fammi sognare,
insieme a te è bello volare.
Mio splendido, piccolo amore,
ch’io ti veda domani già diventato fiore.

 

Bruno

Verona, Ottobre 1997

 


 

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L’Alba

Il mattino presto vado lungo il mare
a vedere il sole mentre stà per spuntare;
l’orizzonte cala e un altro giorno appare,
s’accende, fa chiaro, comincia anche a scaldare.

E’ sempre uno spettacolo fatto per guardare,
non costa niente e ogni giorno stupisce;
guardo il mare, le barche ed i gabbiani
mentre il fluir dell’onde il tempo scandisce.

Che pace di santi! Che serenità!
Quella che ci vuole per poter pensare,
pensare alla vita, agli affetti più cari,
momenti preziosi che son sempre più rari.

 

Bruno

Porto Potenza, Agosto 1997

 


 

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Attrazione

Vorrei entrare nel tuo mondo
vicino e lontanissimo
come in un girotondo
mio bel sole amatissimo,

attratto, io piccolo pianeta
dalla tua gravità;
mia splendida cometa
guidami nell’immensità.

 

Bruno

Verona, Settembre 1998

 


 

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Il Tempo

Il declinar del tempo
non deve affrettar la vita;
ogni giorno, ogni attimo
l’essenza sia carpita.
Non con l’avidità
di averla posseduta,
ma la felicità
di averla ben vissuta.

 

Bruno

Dicembre 1999

 


 

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Il mio Paese

Il paese dove son nato
su una costa sta sdraiato,
dalla parte dove il sole
sorge e scalda lo stivale.

Tra le rive sue salate
e dolci colline arate,
si stende ‘sto bel paese
parte del maceratese.

Non ci sono monumenti
di grandi avvenimenti;
questo qui è un posto tranquillo
non bisogna conquistarlo;

anzi, è lui che ti conquista
se sei a posto con la vista.
Non c’è niente di speciale,
qui il bello è il normale.

Se uno guarda un sentimento,
deve avere l’occhio attento.
Non se ne può fare senza
per guardar Porto Potenza.

 

Bruno

Verona, Febbraio 1999

 


 

poesie-bruno-silvestrini-10

Il primo bacio

Me lo ricordo bene il primo bacio,
il primo e bello che ci siamo dati;
quel giorno lungo il mare non per caso
da soli a passeggiar da innamorati.

Ricordo e ricordando vedo
i tuoi begl’occhi i miei fissavan,
il cuore battea forte e facea l’eco
e con il tuo senza parlar parlava.

Vicini eravamo viso a viso
quando le labbra si sono sfiorate
sembrava di toccare il paradiso
poi sempre più forte s’è attaccate.

Ad occhi chiusi io vedeo le stelle,
con l’animo leggero io ho volato;
emozione per me tra le più belle.
Quel bacio non l’ho più dimenticato.

 

Bruno

Verona, Novembre 2000

 


 

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A Giacinta

Ci sono giorni nella vita
che si posson dir speciali,
si contan sulle dita
gli altri son tutti uguali.

Uno di questi è stato
quando è nato un fiore;
il mondo ha profumato
e gli ha dato più colore.

 

Bruno

Verona, Ottobre 1998

 


 

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Lacrime

Rugiada di un animo ferito,
gocce di dolore che sgorgano
da fonti appannate,
scendono rio tortuoso

a bagnare prati segnati
dai solchi del tempo,
per portare sollievo
ad un’antica arsura.

 

Bruno

Verona, Maggio 1998

 


 

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Un dolore

Una cosa che consuma
e fa tanto soffrire,
le lacrime sugli occhi
non ti fanno dormire.

Non ci puoi far niente,
cerchi di non pensarci
ma è più forte di te;
sugli occhi altre gocce.

Proprio non ti da scampo
nessuno ti può aiutare,
sarà forse solo il tempo
che tutto potrà lenire.

 

Bruno

Porto Potenza, Agosto 1998

 


 

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L’Opera e l’Artista

Succede ogni mattina
quando spunta il sole,
la terra che s’illumina
e riprende colore;

colori sempre nuovi,
tavolozza è la natura,
cambia con le stagioni
e ognuna è una pittura.

L'”Artista” non si vede
e non può esser copiato.
E’ “Quello” che disegna
ogni giorno il creato.

 

Bruno

Verona, Gennaio 1999

 


 

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Malinconia

Ti prende tante volte
non sai neanche perché
ma senti qualche cosa
agitarsi dentro te;
avverti una stranezza,
un gran mescolamento;
non è una malattia…
è un forte sentimento.

 

Bruno

Verona, Settembre 1998

 


 

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Vivere

In questo strano mondo
dove tutto è frenesia
niente si vive a fondo
ma tutto a scappar via.

Si cerca in tutti i modi
di spostar l’eterno sonno
senza sciogliere quei nodi
per viver con più senno.

Come di ogni pietanza
non si gusta la quantità
così nell’esistenza
conta la qualità.

 

Bruno

Verona, Febbraio 1999

 


 

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Giugno

(a Giancarlo per i 56 anni)

I campi di grano son gialli,
le spighe sono a maturazione,
il sole abbronza le pelli,
è arrivata la bella stagione.

La natura è tutt’un splendore
e il giorno ora dura di più,
tutto quanto riprende vigore
però… tu hai un anno di più.

Questa è una cosa normale,
è il ciclo che fa maturare
rende una persona speciale
se prima non la fa marcire.

Dopo tanti compleanni
non sò più quello che dirti,
solo che dopo tant’anni…
rischi di rincoglionirti.

 

Bruno

Verona, Giugno 2000

 


 

poesie-bruno-silvestrini-18

Le bugie del tempo

Nei momenti di allegria
il tempo ci vola via,
ma se abbiamo un dispiacere
proprio non vuole passare.

E’ solo un’impressione
data dalla situazione
che girare fa al contrario
d’ogni nostro desiderio.

Forse è meglio non badarci
se nulla possiamo farci;
evitiamo che le pene
impediscano invecchiar bene.

E se non si può far altro
cerchiam d’esser belli dentro,
è quella dolce bellezza
che da vera giovinezza.

Guardo te con gran stupore
dentro e fuori sei un’amore!
Oggi compi cinquant’anni?
Per me… tu hai vent’anni.

 

Bruno

Verona, 25 Giugno 2000

 


 

poesie-bruno-silvestrini-19

Giorno che nasce

Vorrei veder con te
il sorgere del sole
e mentre il giorno nasce
stringerti sul mio cuore.

 

Bruno

Porto Potenza, Agosto 2001

 


 

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Risveglio

A occhi chiusi me ne stavo assorto
con i pensieri volti alla memoria;
come una barca in cerca del suo porto
ho ripercorso tutta la mia storia.

Un fiume trascina nella sua corrente,
travolge nel gorgo di mille ricordi,
scorre il passato dentro la mia mente
e ridesta affetti che non sono sordi.

Sulla sponda mi fermo ad osservare
in pochi istanti tutto il mio passato,
cercando il senso di questo vagare
dalle piccole cose all’assoluto.

Ma la ragione non trova risposta
a questi grandi e piccoli quesiti;
è una ricerca vana e senza sosta
passando dagli dei ai nostri miti.

Ritorno alla realtà del mio presente
con tutti i dubbi e tutte le incertezze;
è un ridestarsi brusco e sconsolante
della triste realtà e delle amarezze.

 

Bruno

Verona, 16 giugno 2004

 


 

poesie-bruno-silvestrini-21

Quando ti lascio

Quando giunge l’ora di lasciarsi
l’animo mio comincia a lamentarsi;
faccio di tutto allora per calmarlo
parlandogli di te, cerco d’addormentarlo.

Dicendogli dei giorni a me più cari,
tacendogli di quelli tristi e amari.
Nell’aria s’alza una leggera brezza
che sfiora il viso come una carezza.

Orme sulla sabbia di due innamorati,
sono vicine, essi vanno abbracciati.
Più forte in me sale la malinconia,
c’è la tristezza di dover andar via.

Non solo te ora devo lasciare,
anche dai ricordi mi dovrò staccare.
Mentre osservo il fluir delle onde
la realtà dal sogno in me si confonde.

 

Bruno

Verona, dicembre 2009

 


 

poesie-bruno-silvestrini-22

Un sogno

Immerso nella profondità del sonno,
un’eterea visione m’appare in sogno.
Una splendida signora affascinante
rapisce l’indifeso io dormiente.

I tratti dolci e lo sguardo ferino,
il corpo snello, l’incedere felino,
nel suo bel paradiso mi conduce
in un’intimità sempre più audace.

Nel solitario bosco ombroso
fui preso in un vortice amoroso,
i suoi più dolci frutti assaporavo
nell’estasi dei sensi mi perdevo …

Quella visione mi sta abbandonando…
s’è fatto giorno, mi stò ridestando.
Invano le braccia le tendo,
ma il sogno sta proprio svanendo.

A tentoni la cerco nel letto…
m’illudo che lei mi sia accanto,
ma non la trovo, è proprio svanita…
forse perché l’ho solo sognata.

Vorrei molto rivederla apparire
ma da desto, non più nel dormire;
perché se i sogni sono desideri,
più sono forti… più sembrano veri.

 

Bruno

Verona, Gennaio 2001

 


 

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Onirico amore

Stanotte un’altra volta t’ho sognata,
eri vicina a me, di te io mi beavo;
sugli occhi e sulla bocca vellutata
le labbra mie su quelle tue posavo.

Ti lasciavi baciare dolcemente
con gli occhi chiusi, abbandonata,
respiravo inebriato la tua pelle
dalla fragranza dolce e profumata.

Il viso tra le mani mie prendevo
e ti ammiravo, luminosa stella;
dentro di me un non so che provavo
e non so dirti più quant’eri bella!

Gli occhi ancora chiusi io speravo
fra le mie braccia t’avrei ritrovata;
c’era una bianca luna e da lontano
ci sorrideva gaia e spensierata.

Che bello era stringerti al mio petto!
ero come rapito, felice accanto a te;
poi mi son destato e sul mio letto
più non ti ho ritrovata accanto a me.

Stringevo ora forte il mio cuscino
con il cuore triste e desolato,
sembrava tutto vero… era stupendo.
Ma era solo un sogno… che peccato!

 

Bruno

Verona, Novembre 2001

 


 

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Parole silenziose

È difficile a parole dire tutto
usando discrezione, chiarezza e tatto,
esprimere il nostro intimo sentire
affinché poi ci si possa capire.

Cerco aiuto nel fare questa cosa
alla parola scritta mettendola giù in prosa.
Molte le cose che abbiamo in comune
non solo perché della stessa generazione.

Sul senso della vita troviamo sintonia;
sulla strada dei valori seguiam la stessa via.
Accomunati pure da una grande passione,
tuffarci nell’acqua azzurra, che splendida evasione!

Per me è meno difficile attraverso la rima
esprimerti l’affetto e tutta la mia stima.
Non lo dico a voce non per non far rumore,
ma una cosa scritta per me ha più valore.

Specie con te che hai sempre dimostrato
apprezzare il mio modo di scriver sgangherato;
allora io rispondo alla tua benevolenza,
farti cosa gradita, questa è la mia speranza.

L’anno volge al termine, è già tempo di auguri
pensando ai propri affetti e agli amici più cari.

Cari Silvano e Emilia, straordinari nonni
di un bellissimo bambino sogno dei vostri sonni;
vi prego di accettare questo semplice pensiero
insieme a tanto affetto… l’augurio più sincero.

 

Bruno

Verona, Dicembre 1997

 


 

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Fotografie

Guardo le foto della mia giovinezza,
lontano tempo della spensieratezza.
I bordi ingialliti come foglie d’autunno,
ricordi sopiti destati dal sonno.

Alterne emozioni scorrendo il passato,
le tante illusioni di un futuro dorato.
Lo sguardo si attarda con malinconia
ma la vita è sorda a ogni nostalgia.

L’album richiudo con un po’ di tristezza,
nel cuore cercando un’altra giovinezza.

 

Bruno

Verona, Marzo 2000

 


 

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Inno alla purezza

(prima Comunione di Gloria)

È un miracolo, un vero splendore!
Al puro si aggiunge purezza,
al candido un nuovo candore
e al bello ancora bellezza.

Ci s’illumina della tua luce,
gli occhi velati d’un dolce pianto;
guardandoti si perde la voce
risuona armonioso un muto canto.

Il suono di questa melodia
si può solo ascoltare col cuore,
ti rapisce e ti fa volar via…
queste note non fanno rumore.

E’ un giorno di benedizione,
un raggio del cielo quaggiù;
oggi Gloria sembra un’apparizione
perché lei ha ricevuto Gesù.

 

Bruno

Domenica 10 Aprile 2005

 


 

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Incontro

Un giorno un incontro
poi… il bisogno di te
come del respiro,
il respiro dell’anima.

 

Bruno

Settembre 2001

 


 

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Ode al musicista

A te che hai l’animo d’artista
eclettico e valente musicista,
che voli quando sei sulla tastiera
e per creare li trovi maniera.

Riesci poi a trasmettere emozioni
con semplici e studiate vibrazioni;
quando esegui i tuoi componimenti
sfiorando i tasti… sfiori i sentimenti.

Mentre rapito suoni melodie
nell’aere si diffondono armonie,
usando con maestria l’arte del suono
tu dai a certi momenti un altro tono.

 

Bruno

Verona, Dicembre 1997

 


 

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A un fiorellino

In un magico giardino
c’è un bocciol di fiorellino
che ogni dì si apre alla vita
come fa una margherita;

poi la sera si riposa
come un petalo di rosa,
perché cresca sotto il cielo
forte e lungo il verde stelo.

La rugiada del mattino
lava sempre il suo visino
e si asciuga mentre sale
coi suoi raggi il caldo sole.

Su quel fiore un’ape danza
per gustarne la fragranza,
poi si posa e lì si incolla
sulla splendida corolla.

 

Bruno

Verona, Ottobre 1997

 


 

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Paola e Francesco

“… quei due che ‘nsieme vanno
e paion si al vento esser leggieri…”
davanti al santo altar si recheranno
per giurar d’amarsi oggi più di ieri.

È un giorno pieno di letizia e di diletto,
l’animo leggero e lo fremente petto;
festeggiar li sposi ognun sospinse
testimoniar “di come amor li strinse”.

Promessa d’amore e lo gran giuramento
col sacro suggello ha il coronamento.
Uno dei momenti che fa tutti felici,
dai diletti genitori a li parenti e amici.

Da’ la notte de’tempi “è l’amor che move ‘l mondo”,
de tutti i sentimenti lo più bello e profondo,
cantato ne’ li secoli da tutti li poeti,
dipinto da’ pittori su tele e su pareti.

Delle storie d’amore, una delle più toccanti
che cantata fu dal sommo de’ divini amanti;
cantò la loro storia, il lor vagar eterno
incontrati in un girone in quelli dell’inferno.

La rievocazione è per la coincidenza
che nei nomi ha la poetica assonanza.
Per ogni triste storia, legge del contrappasso,
una felice che convola a’ lo “gioioso passo”.

E li radiosi sposi dal desiato riso,
vivano con amore il loro Paradiso.
Benigna sia la sorte e serbi cose belle,
giorni pieni di sole, notti piene di stelle.

 

Bruno

Maggio 2009

 


 

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Sogni

La vita è una realtà
che spesso non ci piace
e chi non sa sognar
non se ne può dar pace.

Quello che ci vuole
per far venir sereno
è l’idea del sole
e dell’arcobaleno.

Si chiama fantasia
questa capacità,
è una grande magia
che tutto può mutar.

Si può vedere il mondo
come non è mai stato;
anche se non hai sonno
lo sogni da svegliato.

Tutto si fa possibile,
tutto ti si colora,
diventa realizzabile
ogni sogno, ogni chimera.

 

Bruno

Verona, Gennaio 1999

 


 

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La Depressione

Capita un po’ a tutti
ora sempre più spesso,
avere giorni storti
sentirsi un po’ depresso.

Incide pure il tempo
specie se il cielo è bigio,
se piove e se c’è un lampo
avere un umor grigio.

Il ritmo della vita
che corre troppo lesta
come fosse impazzita
manda fuori di testa.

A terra va il morale
anche per ‘na sciocchezza.
Se non si vuol star male
si usi più saggezza.

 

Bruno

Verona, Gennaio 2001

 


 

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I diritti umani

A questo mondo c’è una grande varietà
di popoli, culture e modi di pensar;
colori della pelle, tante tradizioni,
diverse credenze e altrettante religioni..

Ogni diversità dovrebbe esser una ricchezza,
se l’uomo non mostrasse ogni dì la sua pochezza.
Purtroppo è l’interesse che domina ‘sto mondo
e la massa di dannati che vada pure a fondo.

Uno più sta bene più diventa egoista,
ogni privilegio non vuol perder di vista.
Il singolo interesse vuol esser salvaguardato;
allora giù un partito, giù un’altro sindacato!

E quei rappresentanti, convinti paladini,
trovano cosi il modo per scalar gradini.
Per gli interessi veri che sono i diritti,
pochi ne parlano tutti gli altri stan zitti.

Siamo in democrazia ma quello che più vale
non è la moltitudine è la forza contrattuale.
I diritti umani non li puoi contrattare,
ci sono dei trattati, ti ci puoi solo appellare.

Sulla carta son diritti ma si legge carità,
infatti non c’è obbligo di doverli rispettar;
serve ai politicanti per lavarcisi la bocca
ma la triste realtà purtroppo non li tocca.

 

Bruno

Verona, Gennaio 1999

 


 

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La Buonanotte

Bisogna proprio che ti sposi se “la vuoi” tutte le sere…
la “dolce buonanotte” che al cuore da piacere;
ma se ha mal di testa e “non te la può dare”,
un po’ di comprensione, cerca di pazientare!

Se proprio t’addormenti senza ‘sta consolazione,
vedrai quando ti svegli che bella… “colazione!”.
Ma anche se vai leggero quel giorno a lavorare,
allora sarà a pranzo che ti farà… “godere”.

Però non tutti i giorni sono sempre pari,
non puoi pretender sempre i monti con i mari!
Però per accontentarti vedrai che bella “cena”…
se non ha qualche dolore, se non ha qualche pena.

Bisogna esser comprensivi con la dolce metà,
vedrai che un giorno o l’altro lei ti accontenterà.
Poi a pensarci bene potresti anche arrangiarti…
tu pure hai le mani… qualcosa tu… puoi farti!!!

 

Bruno

Porto Potenza, Agosto 1997

 


 

poesie-bruno-silvestrini-35

I Sacramenti

Da quand’è stato creato
l’uomo ha sempre ricercato
in tutte le cose arcane
il principio con il fine.

Con il soprannaturale
ci si raccapezza male;
gli scienziati devon ceder,
non posson provar la fede.

Non ci son studi che tenga
se la devozione manca.
Ognuno ha una convinzione
per credenza o tradizione.

Un po’ tutte le religioni
raccomandan d’esser buoni
sennò il Padreterno
manda tutti giù all’inferno.

E resti bene inciso
se vuoi andare in paradiso!
Buon cristiano vuoi diventare?
Il vangelo devi seguire.

C’è tutta una liturgia
con la sua simbologia;
non bastan buoni sentimenti,
ci son tutti i Sacramenti.

Per il peccato originale
il Battesimo ci vuole;
la coscienza hai da pulire?
A Confessarti devi andare.

Dopo che ti sei spurgato
puoi anch’esser Comunicato.
Son tante le tentazioni,
il demonio vuol la dannazione.

La fede c’è da rafforzare,
allor ti devi Cresimare.
Seguendo poi tutti i precetti
sulla via buona ti metti.

Tenta ancora quel demonio
cosi arriva il Matrimonio.
Finita ogni tentazione…
eccoti l’Estrema Unzione.

 

Bruno

Verona, Aprile 1999

 


 

poesie-bruno-silvestrini-36

Sposalizio

C’è un’aria sottile,
un clima speciale;
da un campanile
una musica sale.

È un suono festoso
che invita a riunirsi;
un evento gioioso
sta per realizzarsi.

Una coppia di sposi
va verso l’altare,
procedon leggeri
che sembran volare.

Lei tutta di bianco
è proprio raggiante…
Lui al suo fianco…
li ammira la gente.

Le madri commosse
hanno umidi gli occhi,
i padri si appoggian…
treman loro i ginocchi.

C’è l’emozione
di tutta una vita…
dalle preoccupazioni
a questa gioia infinita.

 

Bruno

Verona, Febbraio 2001

 


 

poesie-bruno-silvestrini-37

Santa Lucia

(a Federico)
Stò passando con i doni
per premiare i bimbi buoni.
Dimmi tu, come sei stato?
Quanti doni hai meritato?

Sò che con i tuoi amichetti
siete a volte discoletti;
con la mamma sei obbediente?
Come, non mi dici niente?

Se lo chiedo al tuo papà,
tu lo sai che mi dirà?
Anche i nonni sentirò
così poi deciderò.

Cerca sempre d’esser buono
non per guadagnar un dono,
ma perché la tua bontà
da a tutti felicità.

 

Bruno

Verona, 12 Dicembre 2001

 


 

poesie-bruno-silvestrini-38

Il Telefonino

Lo scopo principale di tutta l’umanità
cercar di conquistare un po’ di felicità.
Cosi per realizzar quel sogno
chiede anche alla scienza di rispondere al bisogno.

A seguir quest’ideale è sempre più impegnato
cosi il “telefonino” adesso s’è inventato.
È un giocattolino che porta sempre appresso,
chi ancora non ce l’ha può anche passar per fesso.

È una necessità, non se ne può far meno
ma ora lo si usa senza più nessun freno.
Ci vuole parsimonia con ogni nuova invenzione,
imparare ad usarla con senno e educazione.

In ogni luogo vai te li senti squillare,
può succeder pure dove si va a pregare.
Non c’è più pace per chi vuole star tranquillo;
si deve trovare un modo più giusto per usarlo.

A sentire i fatti altrui adesso sei obbligato,
poi si fanno leggi per difendere il privato.
Forse è il bisogno che c’è di comunicare,
la gente si sente sola e lo vuole far sapere.

 

Bruno

Porto Potenza P., Agosto 2002

 


 

poesie-bruno-silvestrini-39

La nostra primavera

La parte più importante è già passata,
ora ci resta qualche scampoletto;
è tanta l’esperienza accumulata
ma viene sonno quando si va a letto!

Per noi che ogni giorno è sempre festa,
il più è ormai preda del passato;
per viver bene la vita che ci resta
pensiamo a qualche sogno irrealizzato.

Ad ogni età si cambian l’esigenze,
e ogni volta bisogna adeguarsi
mettendo a frutto tutte le esperienze
e non star sempre li a lamentarsi.

Ogni frutto ha la sua stagione,
le essenze, gli aromi, e quell’odore
che a respirarlo da tant’emozione
come ogni volta che nasce l’amore.

La luna s’alza quando viene sera
e le chiome si tingono d’argento;
ma dentro che sia sempre primavera
anche quando d’anni ce ne avremo cento.

 

Bruno

Verona, 27 Giugno 2004

 


 

poesie-bruno-silvestrini-40

All’Ospedale

Un giorno mi trovo dentro l’ospedale
perché un dottore mi deve visitare;
in un corridoio mi metto a sedere
e chi sta soffrendo mi tocca vedere.

Ognuno una storia, tante tribolazioni,
chi aspetta una visita, chi rassicurazioni;
facce preoccupate di chi aspetta un referto,
quelle contente che tornan fuori all’aperto.

Nel quotidiano, si va sempre correndo
famiglia, lavoro e tanto altro facendo,
Tutti che corrono sempre affancendati
poi ci si ritrova tutti quanti ammalati.

Sarebbe opportuno, fare una riflessione
perché ogni giorno non sia dannazione:
se si vuol evitare un poco di malanni,
si viva la vita senza troppi affanni.

 

Bruno

Verona, marzo 2005

 


Ho pensato di aggiungere alle mie modeste rime, alcune “molto spiritose” scritte da un poeta dialettale mio conterraneo – Giovanni Pastocchi – tratte da un suo libro: “Mondesando mia”. Ho cercato di tradurle senza snaturarne il senso, conscio che comunque nella traduzione si perde certamente quella verve insita nel linguaggio dialettale. Qualcuno ha detto che: “Il dialetto è la capacità emozionale di un popolo; chi entra nella realtà dialettale entra nell’intimità di un popolo. Quando i romani sconfissero gli etruschi, per prima cosa cancellarono la loro lingua, cioè la loro identità, la loro storia, la loro cultura; così i greci verso la cultura minoica e tutti i vincitori verso gli sconfitti”. Buona lettura


 

poesie-bruno-silvestrini-41

La Gallina

Alla signora Margherita altolocata
gli era venuta in mente una pensata;
siccome che avea letto sul giornale
che gli alimenti spesso fanno male,

che la carne da taglio è rovinata
(per non parlar di quella scatolata),
che non c’era più la sicurezza
della genuinità, della freschezza,

decise di mandar fuori in campagna
il marito suo, Antonio Coppamagna,
per andare a comprar da qualche contadina
un pollo, un coniglio, una gallina,

cosi da mangiar, cotto all’istante,
qualcosa di nostrano e di ruspante.
Antonio va… arriva in una cascina
mentre nell’aia era la contadina
ch’era ancora giovane e carina
e aveva giusto preso una gallina,
e ora sotto il braccio la teneva
se no… accidenti… gli scappava.

Lui si ferma li… con la “berlina”;
lei…sente un non so che… lungo la schiena…
Antonio, tutt’elegante e signorile,
gli fa… con l’aria sua dolce e gentile:

“Buona sera, signora, scusate…
per diecimila, che… voi me la date?”.
“E ve la dò si” – gli disse Nina –
“basta… che mi tenete la gallina!”.

 

Giovanni Pastocchi

 


 

poesie-bruno-silvestrini-42

Gli Acini di Granturco

Una brutta sera d’inverno un vecchietto
stava seduto attorno al caminetto,
intanto che la moglie Teresina
finiva di riassettare la cucina.

Pasquale, mentre ciccava il suo tabacco,
cominciò a dire: “Son proprio stracco.
Vorrei sbagliarmi, cara Teresina,
ma sento che la fine s‘avvicina;

però, prima d’andarmene e lasciarti,
una brutta confessione devo farti:
con la moglie…di Antonio Paccafico..
una decina di volte… t’ho tradito”.

Mentre che si assestava la pannella,
Teresa gli disse: “Qualche marachella…
anch’io, Pasquale, laggiù…dietro quella fratta…
con il Fattore… ebbè… anch’io l’ho fatta..

e ogni volta che un corno ti piantavo…
un acino di granturco… mi scansavo”.
Il marito con gli occhi stralunati,
gli domandò: quanti… ne hai scansati?

“Ora il numero preciso non lo sò…
li tenevo in un sacchetto sul comò,
anche se a dirlo… ora… non son contenta…
Pasquale… ti ci ho fatto la polenta”.

 

Giovanni Pastocchi

 


 

poesie-bruno-silvestrini-43

La Confessione

A confessarsi di ogni venerdì
andava Marietta dai frati Cappuccini;
questa volta però non ha cuore
d’andarsi a presentar dal confessore.

Alla fine gli tocca rassegnarsi
e piena di paura va a inginocchiarsi.
“Dimmi cosa hai fatto, in nome del Signore!”
“Padre… ho una pena che mi pesa qui nel cuore…;

col mio ragazzo, domenica passata,
siamo andati a fare una scampagnata.
Ci siamo messi all’ombra di una pianta,
lui mi sbaciucchiava tutta quanta

e io… or mi vergogno a confessarme…
gli ho messo una mano… tra… le gambe”.
Il frate non sapea che cosa dirgli…
una grossa punizione dovea dargli…

“Hai da purificar coll’acqua santa
la mano peccatrice: tutta quanta!”
Maria, dopo che avea detto la preghiera,
si avvicinava giù all’acquasantiera.

In quel momento… eccoti Giovanna:
“Che stai facendo?” – questa gli domanda.
“Giovanna mia, se sono stata tonta!”
E tutta la faccenda gli racconta…

Pure la penitenza che gli ha dato:
cinquanta avemarie… per quel peccato!
Mentre che raccontava, Marietta
si lavava coll’acqua benedetta.

L’amica sua, piuttosto preoccupata,
gli fa: “Maria, non esser esagerata…
con quell’acqua non far tanti sciacquismi
che a me… mi farà far… i gargarismi!!”.

 

Giovanni Pastocchi

 


 

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I Regali degli Sposi

“Cosa gli hai fatto Maria, allo sposo tuo,
quand’è stato il compleanno suo?”
“A quel matto mio di Vincenzino?
Lo sai cosa gli ho fatto? Un bel bocchino”.

Sapessi quant’è rimasto soddisfatto!”
“Beh… il bocchino…anch’io glielo fatto”.
Allora, Teresina… fammi pensare’…
Ecco! Una bella pippa gli devi fare!”

“La pippa, beh… sarebbe una cosa bella…
però… gli ho già fatto… pure quella.
Gli uomini… sai com’è, Marietta mia,
se non gli fai qualcosa…scappan via;

se non gli dai ogni tanto un contentino
con questi birbantacci… va a finire
che il fidanzamento può andar male.
Gli vorrei fare… qualcosa di speciale,

qualcosa che lo tocca sull’orgoglio!”.
“Allora… gli devi far… un portafoglio;
vedrai Teresa, quanto gli piacerà!”.
“Un portafoglio? Ma… come si fa??”.

 

Giovanni Pastocchi

 


 

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Al Mercato

Un mercoledì al mercato una donna,

sceglieva in una bancarella

un paio di mutande e una pannella;

poi disse all’uomo che era a spande:

-“Scusi, quanto me le mette ‘ste mutande?”

L’uomo gli rispose senza alcun impaccio:

“Alle donne belle io non gliele metto… gliele caccio!”.

 

 

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